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ultimo aggiornamento:

venerdì 01 giugno 2007

 

ermes-news:

La scuola medica salernitana in auge su la Repubblica grazie ad una pubblicazione del prof. Bifulco e del dr. Cavallo

 

Nuove importanti evidenze dell'effetto antiproliferativo del Rimonabant sulle cellule del cancro della mammella

 

L'analisi di un gene può aiutarci a prevedere la nostra predisposizione ad ingrassare!

 

prossimi eventi:

Progetto FARMACEDUCA®

 

Concerto di musica classica "OMAGGIO A MOZART" - Teatro "Giuseppe Verdi" di Salerno, 4 giugno 2007

 

Azioni integrate Italia-Spagna

 

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Pubblicato il bando di partecipazione al Master Universitario di II livello in Scienza e Tecnologia Cosmetiche dell'Università degli Studi di Salerno.

per maggiori info clicca qui -> COSMAST
 

 

L’uso terapeutico della cannabis in farmacoterapia: un punto di vista scientifico. di Antonietta Santoro

È noto da tempo alla comunità scientifica internazionale che il principio attivo della cannabis sativa, il delta(9) tetraidrocannabinolo (delta(9)-THC), agisce a livello del sistema nervoso centrale legandosi a molecole endogene, ossia naturalmente presenti nell’uomo, denominate recettori CB. Poiché esiste un recettore endogeno che viene attivato funzionalmente dalla cannabis sativa, è ipotizzabile che esistano nell’organismo umano molecole che esplicano la stessa attività del delta(9)-THC contenuto nella cannabis. Partendo da questa ipotesi, da una ventina di anni è stato scoperto il sistema endocannabinoide, comprendente diverse molecole endogene biologicamente attive, in grado di indurre effetti simili a quelli del delta(9)-THC. A tal riguardo sono state svolte numerose ricerche volte ad esplorare le funzioni regolatrici, e quindi le proprietà farmacologiche, dei cannabinoidi e della loro controparte endogena in alcuni stati patologici fortemente invalidanti quali le malattie neurodegenerative ed il cancro. In tal senso, il gruppo coordinato dal prof Maurizio Bifulco che lavora da tempo sulle proprietà antitumorali degli endocannabinoidi presso l’Università di Salerno, e molti altri gruppi di ricerca presenti in altri Paesi Europei e non, hanno fornito evidenze sperimentali indicanti che il delta(9)–THC ed i suoi derivati possono alleviare il tremore e la spasticità in modelli animali di sclerosi multipla ed in pazienti affetti da neuropatie per le quali i trattamenti convenzionali si sono rivelati inutili palliativi causando, al contrario, importanti quanto disagevoli effetti collaterali. D’altra parte a livello di comunità scientifica internazionale, altre ricerche hanno potuto dimostrare l’efficacia del delta(9)-THC nel trattamento della sintomatologia e del dolore nei pazienti affetti da traumi cerebrali, da patologie che implicano alterazioni dei motoneuroni e nel cancro. Il disegno di legge che prevede, tra l’altro, l’uso terapeutico della cannabis in Italia è ora al vaglio della Camera. Il ddl prevede, non la legalizzazione degli oppiacei, ma solo la possibilità di trattare alcune patologie fortemente invalidanti e “dolorose” con i derivati della Cannabis. Tale possibilità è già stata concessa in altri Paesi assieme con la possibilità di reperire le sostanze senza dover fare i conti con procedure burocratiche lunghe e tediose che molte volte giungono positivamente a termine, come è il caso dei pazienti oncologici, quando ormai non ce n’è più bisogno. A livello scientifico, risulta chiaro che la possibilità di utilizzare la cannabis ed i suoi derivati, magari disponendo di formulazioni farmacologiche quali spray, cerotti a lento rilascio e così via, ovviamente solo per il trattamento di gravi situazioni patologiche per le quali i classici effetti di tolleranza e dipendenza causati dall’uso di cannabis risulterebbero secondari, offrirebbe la possibilità di condurre anche in Italia estesi studi clinici volti a valutare gli effetti benefici dei cannabinoidi anche in relazione ad i possibili effetti collaterali, nel trattamento delle diverse patologie.

 

per approfondimenti sul Sistema Endocannabinoide clicca qui -> ECS

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