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la storia:

tra leggenda e realtà

la fondazione

i principi

i medici

 

i trattati:

Regimen Sanitatis Salernitanum

Passionarius

Antidotarium Nicolai

De medicinis simplicibus

De probatissima arte oculorum

De passionibus mulierum curandarum

De ornatu mulierum

 

gli insegnamenti:

anatomia

chirurgia

farmacia

erboristeria

ostetricia

oftalmoiatria

cosmesi

 

sezione a cura di Paolo Cavallo

la Scuola Medica Salernitana

Le origini della cultura medica nel territorio salernitano si perdono nella notte dei tempi.

La leggenda narra di un incontro, in una notte tempestosa, tra quattro pellegrini intenti a trovare riparo sotto l'acquedotto  dell'Arce (che la tradizione popolare intestava a "i diavoli"): il greco, Pontus, un latino ferito, Salernus, l'ebreo Helinus e l'arabo Adela. Salernus attirò ben presto l'attenzione degli altri tre con il suo modus medicandi, facendo così risaltare l'interesse comune per le scienze mediche. Da qui la decisione di creare un sodalizio e fondare una scuola per raccogliere e divulgare le comuni conoscenze in materia.

La scuola di Salerno raccoglieva effettivamente il meglio della tradizione latina, greca, araba, ed ebrea in ambito medico, dimostrando uno spiccato ed anacronistico senso cosmopolita.

La fondazione della scuola sembrerebbe risalire al IX sec. circa. La città di Salerno era collocata in una posizione geografica all’epoca cruciale nel Mediterraneo, crocevia di scambi economici e culturali e dotata di un clima notoriamente salubre. Questi fattori furono di fondamentale importanza nella caratterizzazione della Schola Salerni, atipica per quei tempi anche per la sua laicità e l’apertura alle donne.

La scuola fondava i suoi principi sulle teorie umorali di Ippocrate (da cui Salerno meritò il titolo di Hippocratica Civitas) e di Galeno anche se il vero e proprio bagaglio scientifico era costituito dall'esperienza maturata nella quotidiana attività clinica. Inoltre, in seguito alla traduzione di testi arabi, si aggiunse all’ esperienza clinica una vasta cultura erboristica e farmacologica.

Nella scuola venivano impartite lezioni di logica (3 anni) e medicina (chirurgia ed anatomia, 5 anni); era inoltre previsto un anno di tirocinio presso un medico anziano.

Numerosi furono i medici celebri che vi insegnarono e che diedero lustro alla scuola, tra i quali, nell'XI sec., Garioponto, forse monaco, di origine longobarda, la cui opera più famosa fu il Passionario, un trattato in cui l’autore descriveva tutte le malattie, e ne indicava la cura, soprattutto tramite il cauterio. Uno dei maggiori meriti di Garioponto nel Passionario fu di tipo linguistico: egli infatti, nel tentativo di tradurre in latino termini di origine greca, finì col coniare termini, (gargarizzare, cicatrizzare, cauterizzare) che ancora oggi rientrano nel linguaggio scientifico. Vi fu poi Alfano I, arcivescovo benedettino di nobili origini longobarde, del periodo di massimo splendore della scuola, autore di due originali trattati, "De quattuor umoribus" e "De pulsibus". Sempre nell'XI sec. si distinse Giovanni Afflaccio, per il suo “Liber Aureus” ed altri scritti sulle febbri e sulle urine. Di grande rilevanza fu anche l'apporto del cartaginese Costantino l'Africano, che fu fondamentale per l'assorbimento delle conoscenze arabe traducendo molti trattati greci ed arabi stessi. Merita un ricordo Giovanni da Casamicciola per l'invenzione di un nodo particolare per la legatura dei vasi sanguigni con un filo di seta. Anche i farmacisti di Salerno erano noti in tutta Europa per i loro preparati medicamentosi. I sapienti della scuola insegnarono e interpretarono fenomeni allora ignorati, studiando a fondo la vita, le virtù e le funzioni medicamentose di erbe sconosciute, dando così sviluppo ad una nuova scienza: la Farmacia. Fu così infatti che Nicolò Salernitano poté scrivere il suo famoso trattato Antidotarium che l’imperatore Federico II elevò a farmacopea ufficiale in tutta Europa, anche se l’opera fondamentale della botanica medicinale medioevale resta il De Medicinis simplicibus attribuita al maestro salernitano Matteo Plateario che descrive oltre cinquecento piante, distinguendo le varie specie e classificandole in base alle loro proprietà medicamentose. Sono da ricordare anche i maestri Giovanni da Procida, Isidoro, Salvatore Calenda, Giovanni Plateario, Benvenuto Grafeo. Quest’ultimo divenne famoso per aver scritto un trattato di oculistica De arte probatissima oculorum che, all’epoca, conseguì un grande successo ed ebbe una notevole diffusione sia in Italia che in Europa. Ad egli, inoltre, si attribuisce addirittura la scoperta delle lenti. Uno dei personaggi di maggiore rilievo della scuola medica salernitana fu Ruggero Frugardo, fondatore della branca chirurgica della Scuola. Un suo discepolo, Guido D’Arezzo, formulò il trattato di chirurgia “Chirurgia Magistri Rogerii”, La sua opera, che costituisce il testo ufficiale della chirurgia dei secoli XIII-XV è il primo documento della chirurgia italiana. A testimonianza della totale apertura ed originalità della scuola emersero poi le figure delle famose "medichesse" come Trotula de Ruggiero, ostetrica e levatrice vissuta nella metà dell’XI secolo, che scrisse De mulierum passionibus in, ante e post partum e un trattato sulla cosmesi "De ornatu mulierum". Altre donne medico furono Abella Salernitana, Rebecca Guarna, Maria Incarnata e Costanzella Calenda.

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